MINDFULNESS

 

Ciao, ti piace questo sottofondo musicale?

 

La musichetta che stai ascoltando è l’unico “ghiribizzo” che mi sono concesso per questo articolo; ma considerando l’argomento che sto per trattare, ti assicuro che in giro puoi trovare cose ben più “zen”.

Come ho già scritto in un precedente articolo (http://lalucedisperanza.altervista.org/nutriamo-lo-spirito/), sono discretamente attratto dagli insegnamenti del buddismo e, fra le sue varie scuole, trovo molto interessante quella Zen.

È innegabile, tuttavia, che il buddismo si presti anche ad un interesse superficiale, un po’ “fricchettone”, talvolta usato con finalità non proprio nobili, per creare un po’ di atmosfera “new age”. Incensi, musichette orientaleggianti, meditazioni varie, vengono spesso presentate da centri, associazioni, siti internet, maestri, “santoni” ed esperti vari che promettono di porre rimedio al “malessere esistenziale” di tanti, per attirare l’interesse di potenziale clientela.

Su internet puoi trovare tanta roba “promettente, seducente ed un po’ esotica” carica di richiami “new age”, proposta anche da vari psicologi e terapeuti.

Non voglio offendere nessuno (che conosca meglio di me la cultura new age) e non voglio mettere in discussione le competenze di tanti seri professionisti, ma ritengo che una certa prudenziale diffidenza possa trovare una discreta giustificazione da quanto descritto su Wikipedia riguardo la stessa new age (http://it.wikipedia.org/wiki/New_Age):

“Il termine “New Age” (letteralmente “nuova era”) iniziò a essere diffuso dai mass media statunitensi nei tardi anni sessanta, per descrivere le forme di controcultura spirituale interessate a pratiche e concetti come la meditazione, il channeling, la reincarnazione, la cristalloterapia, la medicina olistica, l’ambientalismo e numerosi “misteri” di difficile interpretazione come gli UFO o i cerchi nel grano, o anche i bambini indaco”.

Ecco perchè ritengo che bisogna stare attenti nel prendere in considerazione quanto presentato su manuali o siti troppo adorni di fiori di loto e di calligrafia orientale.

Pur cercando di non cadere in questa “tela del ragno” (e non è facile), mi è spesso capitato di essere attratto dalla pratica della meditazione buddista, anche se non sono ancora riuscito a praticarla seriamente.

La meditazione buddista ed in particolare la pratica zazen (http://it.wikipedia.org/wiki/Zazen) mi ha sempre affascinato nella sua “promessa” di poter far raggiungere al praticante uno stato di “consapevolezza” in qualche modo o di qualche cosa, senza che egli interferisca in ciò che accade durante lo zazen stesso, né tanto meno si imponga che qualcosa accada o si verifichi e neppure attenda che si realizzino delle aspettative di ogni tipo.

La maggior parte di noi ha la tendenza a pensare ansiosamente al passato o all’avvenire, invece di essere completamente attenti ai nostri atti, parole e pensieri del momento. La capacità di essere completamente presente in ogni gesto e di concentrarsi qui ed ora è fra le lezioni principali del buddismo Zen, a difesa da abitudini mentali che, seppur assolutamente naturali, possono essere fonte di disagio.

Nel precedente articolo (http://lalucedisperanza.altervista.org/il-percorso-scelto/), ti avevo anticipato che sto cominciando ad interessarmi alla “Mindfulness”.

Il termine “mindfulness” si riferisce ad una attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta.

Essa corrisponde ad uno stato mentale che si rapporta con il mondo reale, attraverso una serie di pratiche, tra le quali la “meditazione” ha un ruolo fondamentale.

Dato che non possiamo pensare che i “principi della dinamica” valgano solo in Italia od in Inghilterra in quanto enunciati da Galileo o Newton, mi sembra ragionevole pensare che la pratica della meditazione, seppur di derivazione orientale, possa essere considerata uno “strumento” di crescita personale con validità universale.

Il costante “esercizio” della meditazione può rappresentare un richiamo alla nostra mente affichè non subisca automatismi negativi.

Ma la pratica della mindfulness non vuol dire soltanto “meditare”, cioè dedicare alcuni minuti al giorno alla pratica formale della meditazione. L’efficacia della mindfulness deriva soprattutto dallo stimolo a introdurre nella propria vita degli elementi di consapevolezza che consentano di superare alcuni automatismi e sostituirli con scelte più sane e costruttive.

Ciò dovrebbe condurci ad apprezzare nella sua interezza la vita, con una nostra piena presenza.

 

Per cominciare a familiarizzare con la mindfulness, ti consiglio di guardare un video, presente su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=-3iXyYXbLZw dove, meglio di come possa fare io, sono spiegati alcuni principi introduttivi.

E’ solo l’inizio; in seguito approfondirò il tema con altri articoli che ti proporrò.

Non ti resta che aspettare pazientemente, per saperne di più.

Non ho la presunzione di insegnare niente a nessuno (non voglio dare conferma al detto che dice che “chi sa, fa e chi non sa, insegna”), voglio solo condividere con te quello che sto cercando io stesso di acquisire. Ogni tuo commento o suggerimento sarà quindi ben accetto e, se lo ritieni opportuno, fai conoscere questo blog ai tuoi amici. Sarà bello “discutere” insieme su temi per i quali possiamo avere un interesse comune.

Ciao; alla prossima.

 

Considerato che, come tutti i blog, anche il mio è un “diario in rete”, i testi sono presenti sulla pagina web in ordine anticronologico (visualizzi prima i messaggi più recenti). Pertanto se vuoi sapere perchè esiste questo blog e conoscere la sua origine puoi leggere “L’INIZIO” (http://lalucedisperanza.altervista.org/linizio/)

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