SEI UN POLLO O UN’AQUILA?

Oggi voglio condividere con te una storiella che ho letto di recente:

Un uomo trovò un giorno un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Crescendo, imparò tutto quello che riguardava l’arte dell’essere pollo. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra provava le brezza del volo di qualche decimetro. Per tutta la vita l’aquila fece quello che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate. L’aquilotto alzò lo sguardo e rimase a becco aperto stupito e affascinato. “Chi è quello?” chiese. “E’ l’aquila, il re dei cieli”, rispose il suo vicino pollo, amico di infanzia cresciuto insieme a lui. ” So cosa stai pensando” – riprese il pollo – “togliti dalla testa il desiderio di diventare come la regina del cielo . Lei appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli. Accontentati di quello che sei”. Trascorsero molti anni dopo quell’incontro, e l’aquila divenne molto vecchia. E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale”.

L’autore di questa storiella è il Padre Gesuita indiano Anthony de Mello.

 

De Mello nacque nel 1931 a Santa Cruz, un sobborgo di Mumbai in India. Entrò a far parte della Compagnia di Gesù nel 1947, all’età di sedici anni non ancora compiuti. Negli Stati Uniti diventò psicoterapeuta famoso per i suoi libri sulla spiritualità, dove coniugava la religiosità cristiana e orientale con i suoi studi di psicologia. Tornato in India, cominciò a organizzare numerosi ritiri spirituali, fondando anche un centro di preghiera in India, chiamato «Sadhana». Morì improvvisamente nel 1987 per un attacco cardiaco.

La chiesa ufficiale lo ha allontanato, perché troppo provocatorio e per le sue note “eretiche”. Ma io penso che sia stato un brillante pensatore.

Cosa ci vuol far capire de Mello?

SIAMO SCHIAVI DELLE ETICHETTE!

Anthony de Mello dice che “le etichette sono davvero importanti per noi. Passiamo gran parte della nostra vita a reagire a delle etichette, le nostre e quelle degli altri. Identifichiamo le etichette con l'”io”.
Quando si è intrappolati dalle etichette che valore hanno etichette, in relazione all'”io”? Il fatto è che, quali siano le etichette che vi vengono in mente (eccetto, forse, quella di essere umano), le dovreste applicare al “me”.
L'”io” non è niente di tutto questo. Dunque, quando uscite da voi stessi e osservare il “me”, non vi identificate più con il “me”. La sofferenza esiste dentro il “me”, e così, quando identificate l'”io” e il “me”, inizia la sofferenza. Pensate a qualcosa che vi ha causato o vi causa dolore, preoccupazione o ansia. Prima di tutto, riuscite a individuare il desiderio sotto quella sofferenza? Capite che c’è qualcosa che desiderate ardentemente, e che questo vi causa sofferenza? Cos’è quel desiderio? Secondo, è soltanto un desiderio; è in un atto un’identificazione. In qualche modo, avete detto a voi stessi: «Il benessere dell'”io”, quasi l’esistenza stessa dell'”io” sono legati a quel desiderio». La sofferenza è dovuta unicamente alla mia identificazione con qualcosa, che sia al mio interno o all’esterno”.

Anthony de Mello ci invita a “svegliarci” ed accettare la vera realtà del nostro “io”. In realtà ognuno di noi non è un pollo o un’aquila, non è avvocato, dottore o imbianchino, non è bello o brutto, non è buono o cattivo, capace o incapace; queste sono solo etichette.

Lo so, tutto ciò non è facile da accettare.

In qualche altro articolo parlerò ancora di Padre Anthony de Mello e delle sue “strampalate” idee. Forse sarà utile sia per te che per me.

Non ti resta che aspettare, pazientemente.

 

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Ciao; alla prossima.

 

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