RESILIENZA

(avviso per chi visualizza il mio blog tramite smartphone: se si attiva in automatico  un sottofondo musicale, ad un certo punto,  scorrendo la pagina di ogni articolo verso il basso per la sua lettura, è probabile che si sovrapponga il sottofondo musicale dell’articolo successivo. Ricorda che puoi attivare/disattivare ogni sottofondo musicale tramite il pulsante “play/pause” in alto a destra. Tale inconveniente è assente nella visualizzazione del blog tramite PC)

 

Oggi comincio col parlare di “samurai”.

samuraiUna delle opere letterarie più significative tramandateci dal Giappone, pubblicata nel 1906 ma composta due secoli prima, è il testo Hagakure, il cui significato letterale è “nascosto dalle foglie” (oppure “all’ombra delle foglie”; il titolo completo era Hagakure kikigaki, “annotazioni su cose udite all’ombra delle foglie”).

L’opera trasmette l’antica saggezza dei samurai sotto forma di brevi aforismi dai quali emerge lo spirito del Bushidō (la Via del guerriero).

Il suo autore fu il samurai Yamamoto Tsunemoto che, divenuto monaco buddhista della setta “Soto Zen”, si ritirò in monastero dove compose lo Hagakure, l’opera sullo spirito e il codice di condotta del samurai.

Nello Hagakure si può trovare un antico detto giapponese: «Metti il piede in fallo e cadi sette volte, otto rialzati e risorgi». 

 

Potrai chiederti: “perchè Renato sta farneticando di samurai e di cadute in fallo?”.

Ti rispondo subito: in un recente articolo, intitolato CRIMINALI!!!, ho espresso la mia opinione sulle stragi di Parigi del 13 novembre 2015. Poco dopo ho cominciato a riflettere su come sia necessario tentare, in tutti i modi, di reagire in modo costruttivo  a queste tragedie.

In un altro articolo, sempre dedicato agli attentati di Parigi, avevo anche scritto che dal dolore deve nascere il cambiamento, che dopo la rabbia deve seguire la riflessione e che DOBBIAMO DIFENDERCI CONSAPEVOLMENTE.

Sicuramente questa tragedia ha scosso tanti di noi e rappresenta una situazione che metterà a dura prova lo spirito della nostra società.

Tante altre “catastrofi”, nella storia, hanno messo alla prova la forza delle comunità umane. Vi sono stati processi economici e sociali che, in conseguenza del trauma costituito da una catastrofe, hanno cessato di svilupparsi, alle volte, addirittura estinguendosi; in altri casi, al contrario, sono sopravvissuti trovando, anzi, proprio in conseguenza del trauma, la forza e le risorse per una nuova fase di crescita e di affermazione.

Un esempio del primo tipo è quello della comunità del Polesine che, a seguito della grande alluvione del Po del 1951, non riuscì a risollevarsi e subì una vera propria diaspora, disperdendosi nell’ambito di un grande processo migratorio che si spinse, tra l’altro, fino all’Australia. La città di Firenze, al contrario, pur avendo subito oltre 60 alluvioni dell’Arno nell’ultimo millennio, molte delle quali di intensità assolutamente eccezionale, ha conservato una straordinaria continuità nel tessuto economico, artistico e architettonico. I fattori identitari, la coesione sociale, la comunità di intenti e di valori costituiscono il fondamento essenziale della “comunità resiliente”.

 

Eccomi, quindi, giunto al vero tema di cui ti voglio parlare: LA RESILIENZA

Detta in modo “semplice”, la resilienza è la capacità di reagire in modo sano ai rischi ed allo stress.

Intendiamoci bene! Non deve essere confusa con un semplice atteggiamento “duro” o con la falsa affermazione che tutto sia “a posto” quando, in realtà, non lo è.

Consiste, invece, nel possedere le risorse emotive e cognitive per valutare la situazione e per sapere cosa ci serve per intraprendere l’azione adeguata.

Per essere capaci di ciò dobbiamo imparare a “costruire la nostra resilienza”.

La resilienza risulta necessaria per affrontare le stragi terroristiche, la guerra, la fame nel mondo o molte altre grandi tragedie umane. Ma è analogamente utile nella vita di ogni singolo uomo per reagire ad ogni difficoltà personale come la malattia (propria o di chi si vuol bene), la morte di persone care, o a problemi economici di chi non arriva a fine mese, o per affrontare le difficoltà di ogni lavoratore autonomo, ogni artigiano, ogni imprenditore che combatte ogni giorno contro la crisi economica che imperversa in questi tempi; la resilienza può sicuramente servire ad ogni dipendente pubblico o privato che debba contrastare le ingiustizie esercitate da padroni o capi ufficio un po’ str…. un po’ str…. un po’ str… (cosa volevo dire? Ah, ora ricordo: un po’ “strani”), oppure alle cattiverie di colleghi un po’ “furbetti”. La resilienza sarà utile allo studente che deve reagire al professore che lo sottovaluta e lo tratta male; la resilienza servirà ad ogni insegnante che deve reagire al conflitto con genitori arroganti. La resilienza servirà a superare il dolore per un amore fallito.

La resilienza serve a vivere degnamente in un mondo difficile.

Al concetto di resilienza è strettamente correlato quello di ottimismo e, come avevo scritto in uno dei miei primi articoli, il 2015 per me è stato l’anno dedicato al cercare di “imparare l’ottimismo”.

Tutta una serie di articoli, nel mio blog, sono raggruppati nella categoria “ottimismo”.

 

Siamo arrivati al mese di dicembre del 2015 e devo “tirare le somme” di questa mia ricerca, di questo impegno per la mia crescita personale.

Sono diventato più ottimista? Sono capace di essere resiliente?

Potrei dire di non esserci ancora riuscito. Ma posso anche dire che alla soglia del mio “mezzo secolo di vita”, grazie a questo ultimo anno di ricerca, penso di aver trovato gli strumenti giusti per potenziare il mio ottimismo e costruire la mia resilienza.

Tu mi dirai: “caspita! Hai aspettato quasi 50 anni per riuscire a fare solo questo? E prima che cavolo di vita hai vissuto? Ed, alla tua età, vuoi ancora pensare alla tua crescita personale?”

Ti rispondo semplicemente: MEGLIO TARDI CHE MAI!

Si tratterà “solo” di praticare con impegno e costanza ciò che serve per migliorarmi (e non sarà facile).

In tante occasioni, chi mi conosce mi ha etichettato come “un buono” e ad essere sincero, tante volte, temo che essere “un buono” sia sinonimo di essere “un minchione”, dato che qualche volta mi ritrovo a subire ingiustizie o mi è capitato di soffrire troppo per alcune vicende dolorose (anche legate a mie responsabilità). In tante occasioni non sono stato capace di essere resiliente ed ancora oggi ho grandi difficoltà ad esserlo.

Fortunatamente penso, anche, di aver realizzato e ricevuto cose meravigliose nella mia vita, di cui vado veramente orgoglioso e questo mi da tanta forza per guardare avanti!

Sento ancora il bisogno di crescere e sto cercando di farlo nel migliore dei modi.

Sono assolutamente convinto che applicare la tecnica “ABCDE” suggerita da Martin Seligman, sviluppare la “Mindfulness”, praticare la “Meditazione”, accrescere la “Consapevolezza” siano gli strumenti veramente utili che mi permetteranno, concretamente, di costruire la mia resilienza.

Sono questi alcuni argomenti che ho cercato di approfondire in questo anno e spero che anche tu, leggendo i miei precedenti articoli del blog, troverai utili spunti di ricerca e riflessione che potranno aiutarti per la tua crescita personale (se anche tu lo ritieni importante).

Prossimamente condividerò con te i miei progressi nell’ulteriore comprensione e rafforzamento della resilienza.

 

Padre Pio disse:  alla vostra anima non manchi l’àncora della speranza in mezzo ai flutti delle tribolazioni.

Se vuoi, lascia pure un commento (giù in basso c’è un apposito spazio) e se lo ritieni opportuno fai conoscere questo blog ad altre persone. Ad esempio puoi inviare il link per il blog Hope ad almeno tre tuoi amici, tramite una mail, oppure inserendolo in qualche piattaforma “social” (tipo Facebook o WhatsApp). Sarà bello condividere le nostre idee.

Ciao; alla prossima.

 

Considerato che, come tutti i blog, anche il mio è un “diario in rete”, i testi sono presenti sulla pagina web in ordine anticronologico (visualizzi prima i messaggi più recenti). Pertanto se vuoi sapere perchè esiste questo blog e conoscere la sua origine puoi leggere “L’INIZIO”.

Lascia un commento