MBSR – TERZA SETTIMANA

Avviso per chi visualizza il mio blog tramite smartphone:   clicca qui

 

E’ cominciato il 2016 e, “pieno di buoni propositi”, continuo ancora ad interessarmi alla Mindfulness.

Per come ho scritto nell’articolo MBSR – UN PROTOCOLLO PER LA MINDFULNESSho deciso di occuparmi della “sezione” del mio Blog dedicata al protocollo di pratica della Mindfulness denominato MBSR, ovvero Mindfulness Based Stress Reduction, “ispirandomi” principalmente al sito Palouse Mindfulness.

Seguendo lo stesso principio dell’autore del suddetto sito, Dave Potter, voglio  offrire uno strumento gratuito per la pratica del protocollo MBSR alle “persone che non sono in grado di seguire un corso dal vivo MBSR per motivi finanziari o logistici” e, pertanto, faccio riferimento a ciò che è liberamente ottenibile in rete riguardo la Mindfulness, consultando diverse fonti che mi sono sembrate adeguate per l’argomento trattato (e delle quali cerco sempre di rimandarti al sito originale).

Sottolineo il fatto che io non sono un istruttore “certificato” di Mindfulness, e pertanto tu dovrai valutare la validità di quanto leggerai in questa sezione del mio blog, decidendo liberamente e responsabilmente se farne uso o meno. In ogni caso non voglio assolutamente negare l’utilità di iscriversi e frequentare un regolare corso residenziale di MBSR.

Sto cercando di condividere con te il risultato di quanto riesco a “raccogliere in rete” per riadattarlo al corso proposto da Potter. Non è facile e, quindi, non potrò garantire una precisa cadenza settimanale degli articoli che riuscirò ad elaborare. Farò del mio meglio.

Un altro aspetto caratterizzante questi miei articoli dedicati al protocollo MBSR è la loro relativa lunghezza che, probabilmente, richiederà un maggior “sforzo” per la loro lettura. Purtroppo, la “complessità” del tema trattato non mi permette di essere più sintetico. 

Spero che la pazienza necessaria per leggere tutti i testi e per visualizzare i video proposti, venga ripagata dal beneficio che si dovrebbe ottenere nello sviluppo della nostra Mindfulness.

Ogni qual volta vorrai rivedere gli articoli di questa sezione “speciale” del blog, lo potrai fare agevolmente cliccando sul menù, alla sezione “Mindfulness” e, poi, alla sottosezione “MBSR”.

 

Nell’articolo MBSR – PRIMA SETTIMANA ho iniziato a descriverti, più dettagliatamente, il suddetto protocollo, con istruzioni per la pratica formale (body scan) ed informale (consapevolezza dei gesti routinari).

Nell’articolo MBSR – SECONDA SETTIMANA trovi le istruzioni per la pratica formale, in cui devi alternare un giorno dedicato alla meditazione “body scan” ed un giorno dedicato alla “sitting meditation”; per quanto riguarda la pratica informale della seconda settimana, questa è dedicata alla consapevolezza di come sperimentiamo ed elaboriamo gli “eventi piacevoli”.

Come “appendice” alle prime due settimane del programma MBSR, ti voglio offrire due documenti che ho elaborato:

il primo è una “rifocalizzazione” riguardante gli Otto pilastri della Mindfulness(tratto dal testo, che ti avevo già proposto per la prima settimana del protocollo MBSR, “LA MINDFULNESS. IL NON FARE, L’ACCETTARE E IL FARE CONSAPEVOLE“, realizzato da Antonella Rainone). La mindfulness è coltivata soprattutto attraverso specifici atteggiamenti o “pilastri”, con cui ci si accosta alla pratica meditativa e la si svolge, ed in parte corrisponde a tali atteggiamenti che ho voluto riproporti, nel suddetto testo, per la loro notevole importanza.

Il secondo documento corrisponde sostanzialmente ad un bel “copia-incolla” di un articolo che ho trovato nell’ottimo “My Way Blog”, realizzato da Marina Innorta, dove ho trovato alcuni consigli per la Pratica Informaledella Mindfulness.

 

separatore

 

Oggi voglio offrirti il risultato della mia ricerca di dati utili per la TERZA SETTIMANA di pratica del protocollo MBSR.

Questa sezione del protocollo MBSR è dedicata principalmente al miglioramento del “rapporto con i nostri pensieri” ed alla pratica del Mindfull Yoga.

 

Per prima cosa, ti propongo di leggere il testo Meditazione – non è quel che pensi di John Kabat Zinn, la cui versione in inglese (Meditation: It’s Not What You Think) si trova anche nella terza settimana di pratica del protocollo MBSR proposto nel corso Palouse Mindfulness.

 

Per approfondire il tema del nostro “rapporto con i pensieri” ho trovato molto interessante quanto ho letto nel sito Bioenergetica e Mindfulness (a cura di Nicoletta Cinotti) che ti invito ad esaminare.

La Dott.ssa Cinotti fa alcune riflessioni su come possiamo prenderci cura di noi stessi quando siamo preoccupati o invasi da ogni sorta di pensiero.

Non sempre possiamo sbarazzarci di pensieri o emozioni indesiderate, poiché spesso sono destinate a riaffiorare, implicitamente o esplicitamente.

Molto spesso il nostro tentativo di sbarazzarsi delle emozioni indesiderate aumenta il nostro senso di inadeguatezza e di stress e ci mette nella condizione di trasformarle, inavvertitamente, in pensieri.

E’, invece, opportuno creare uno spazio in cui smettere di resistere ai pensieri e alle emozioni ma porsi in una posizione di osservatore consapevole (per come suggerito da Kabat Zinn).

La Mindfulness può aiutarci a regolare il nostro rapporto con i pensieri e le emozioni.

Per ottenere ciò, oltre al protocollo MBSR, è stato sviluppato un altro protocollo denominato MBCT – Mindfulness based cognitive therapy elaborato dai prof. Zindel V.Segal, Mark G.Williams e John D. Teasdale , con l’obiettivo di prevenire la ricaduta nelle crisi depressive e combina  il protocollo MBSR con elementi della Terapia Cognitiva. Diversamente da quest’ultima però l’MBCT tende ad occuparsi più del processo del pensiero, (cioè del modo di funzionare della mente), che dei contenuti dei pensieri stessi, con l’obbiettivo non tanto di trasformarli e di entrare in relazione con essi, quanto di riconoscerli per quello che sono (cioè solamente dei contenuti mentali senza caratteristica di concretezza e di realtà) e di lasciarli andare: “I pensieri non sono fatti” dunque è possibile agire senza esserne condizionati.

Di seguito puoi ascoltare le parole della stessa Dott.ssa Cinotti riguardo questo tema:

 

 

Sulla mindfulness ho letto alcuni interessanti articoli presenti anche nel blog (Semplicemente Mindfulness) della Dott.ssa Carolina Traverso, psicologa e psicoterapeuta formata all’insegnamento della mindfulness con Jon Kabat-Zinn e la sua équipe di collaboratori, presso il Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medical School.

La Dott.ssa Traverso sottolinea come i nostri stessi pensieri (o “credenze“) siano spesso alla base del nostro “malessere”, in quanto talvolta siamo talmente convinti di ciò che pensiamo, che a stento ci accorgiamo di pensarlo.

Spesso non siamo realmente consapevoli dei nostri stessi pensieri un po’ come se, guardando la superficie di un lago dalla riva, ci convincessimo che sotto non c’è vita solo perché l’acqua è scura. Eppure  sono proprio i pensieri più profondi e radicati, quelli sotto alla superficie, a governare il nostro sentire e il nostro agire.

E’ dunque di fondamentale importanza sapere dove tendiamo a fissarci con le nostre credenze e sapere come poterci lavorare in una prospettiva di mindfulness.

 

Anche in miei precedenti articoli ti ho già parlato di quanto le nostre “credenze” possano turbare la nostra vita. Riguardo questo tema, infatti, mi ha molto affascinato quanto è stato studiato da Martin Seligman.

 

Un altro aspetto importante del rapporto con il nostro pensiero è quello del cosiddetto “mind-wandering” per il quale ho trovato un’ottima descrizione nel blog della Dott.ssa Traverso, dove spiega bene la relazione tra MIND-WANDERING E MINDFULNESS

“Mind-Wandering” è un termine inglese che potrebbe essere tradotto con: vagare con la mente. Per intenderci, è il quotidiano ed ordinario distrarci da ciò che stiamo facendo: il sognare ad occhi aperti, il proiettarci nel futuro cercando di anticipare qualcosa che faremo,  il rivivere scene passate, il monologo interiore, la conversazione immaginaria con qualcuno. Mind-wandering è dunque la nostra vita mentale, il “film” che ci scorre in testa quando non siamo concentrati con i nostri sensi in un compito che coinvolge pienamente la nostra attenzione. Quasi la metà della nostra vita mentale quando siamo svegli è spesa in uno stato di mind-wandering.

Nelle persone che sono più mindful, e che lo sono o per attitudine personale o perché si allenano attraverso le tecniche meditative della mindfulness, si riscontra una minore attività cerebrale nella rete cerebrale correlata al mind-wandering. Ecco perché capire il mind-wandering – o “chiacchiericcio mentale” – aiuta a comprendere meglio la mindfulness: sono una l’opposto dell’altro!

La mindfulness è la tendenza a focalizzarsi, il mind-wandering è la tendenza a distrarsi.

 

Interessandomi di Mindfulness, mi sono imbattuto in un altro eccezionale pensatore: Eckhart Tolle

Tolle

Tolle ha vissuto, all’età di ventinove anni, una profonda trasformazione spirituale che ha dissolto la sua vecchia identità ed ha radicalmente mutato la sua vita. Dopo qualche anno ha iniziato a lavorare come maestro spirituale, dedicandosi alla comprensione, all’integrazione ed approfondimento di quella trasformazione, che aveva segnato l’inizio di un intenso viaggio interiore.

L’insegnamento di Eckhart Tolle, maestro spirituale occidentale contemporaneo, non fa parte di alcuna tradizione o religione ma ugualmente non esclude alcun sentiero. Insegna a vivere il “qui e ora” e a sentirsi in unione con tutto ciò che esiste.

Eckhart Tolle è l’autore di scritti molto interessanti e di questi, in rete, si riesce a scaricarne “liberamente” alcuni in formato pdf:

IL POTERE DI ADESSO

COME METTERE IN PRATICA IL POTERE DI ADESSO

Da i suddetti manuali puoi trarre numerosi insegnamenti correlabili alla Mindfulness o, come preferisce dire lo stesso Tolle, riguardanti la “Presenza”.

Un esempio:

“REALIZZATE PROFONDAMENTE CHE IL MOMENTO PRESENTE È TUTTO QUELLO CHE AVETE. Fate dell’Adesso il punto focale principale della vostra vita. Mentre nel passato avete dimorato nel tempo e avete fatto solo brevi puntate nell’Adesso, ora la vostra dimora è nell’Adesso e fate solo brevi puntate nel passato e nel futuro quando vi è richiesto per avere a che fare con gli aspetti pratici della vostra situazione di vita. Dite sempre «sì» al momento presente”  (da: Come mettere in pratica il Potere di Adesso).

 

Di seguito ti propongo alcuni video presenti su YouTube, nei quali Tolle parla del nostro rapporto con i pensieri.

RICORDA: non appena avviato il video, potrebbe essere necessario che tu attivi i sottotitoli in italiano, selezionandoli nel menù in basso a destra, nella finestra del video stesso.

 

 

 

 

Per come già detto, l’altro elemento proposto nella terza settimane del protocollo MBSR è lo Yoga Mindfulness che non è un particolare tipo di Yoga, ma semplicemente il suo utilizzo (principalmente praticando Hatha Yoga) come ulteriore mezzo per sviluppare la Mindfulness.

Devo confessare che prima di cercare di capire qualcosa riguardo lo Yoga, nutrivo un certo scetticismo su questa pratica. Pensando ad essa, mi venivano in mente immagini di questo tipo:

 

gruppo

Sostanzialmente, consideravo lo Yoga una pratica un po’ “fricchettona”, ideata da santoni Indù ed apprezzata da incalliti “salutisti”, un tantino ossessionati dal fitness.

Ritenevo ridicolo che persone, abituate a rimanere sedute tutto il giorno su una sedia in ufficio, mettessero alla prova il loro corpo in strani esercizi di flessibilità, ideati per lo più in India da persone abituate a rimanere seduti a gambe incrociate come posizione usuale nella vita di tutti i giorni.

Ho sempre temuto che le posizioni “contorsionistiche” dello Yoga possano creare problemi alle articolazioni, anche con grave rischio di infortuni.

Con tutta questa diffidenza ho cercato di conoscere meglio questa pratica, giungendo a rivalutarla, pur restando fermamente convinto che lo Yoga non sia una disciplina da praticare con “maestri improvvisati” (come si può rischiare di fare in alcuni centri poco seri). E’ assolutamente imprudente praticare lo Yoga da “autodidatti” e soprattutto bisogna sempre rispettare una rigorosa gradualità.

 

Con le suddette premesse, voglio condividere con te alcune informazioni riguardanti la pratica dello Hata Yoga, che è la corrente più conosciuta dello yoga, probabilmente perché quella che meglio si adatta alla struttura e alle necessità psico-fisiche degli occidentali e che viene praticata anche nel protocollo MBSR.

Le origini dell’Hata yoga risalgono alla stesura dei primi Tantra – i testi classici del pensiero induista in cui vengono annoverate le pratiche e le regole di condotta per arrivare alla liberazione – ma la sua sistematizzazione vera e propria si deve al mistico Gorakhnath, vissuto tra l’XI e il XII secolo, fondatore di uno yoga incentrato principalmente su pratiche psico-fisiche.

L’idea dell’Hatha yoga è che, attraverso lo sforzo necessario per imporre al corpo movimenti estremi o al limite della capacità del corpo, l’uomo possa oltrepassare i propri limiti e raggiungere lo stato di fusione con l’assoluto.

In alcune scuole si privilegiano posizioni statiche, in altre cicli dinamici di movimenti; nelle più recenti un misto di entrambe. In tutte le scuole il sostegno del respiro durante il movimento – o la staticità della posizione – è fondamentale per raggiungere quel grado di consapevolezza e di controllo necessari affinché la pratica abbia effetto oltre il livello puramente fisico.

 

Nel protocollo di MBSR proposto da Dave Potter, viene presentato il testo Mindful Yoga tratto da Full Catastrophe Living di Jon Kabat-Zinn.

In esso è sottolineato come, analogamente all’importanza della postura nella meditazione seduta, la pratica dello Yoga ci permette di essere più consapevoli del “linguaggio” del corpo e di ciò che rivela, riguardo i nostri atteggiamenti e sentimenti, aiutandoci a cambiare gli stessi atteggiamenti e sentimenti semplicemente agendo sulla postura.

 

Pietro Spagnulo (presidente dell’Istituto per le Applicazioni della Mindfulness alla psicoterapia e alla medicina, psichiatra e psicoterapeuta cognitivo comportamentale che insegna applicazioni cliniche della mindfulness nel Master di psico-oncologia dell’Università La Sapienza a Roma) offre una buona descrizione dello Yoga Mindfulness che ti ripropongo di seguito:

Sebbene lo Yoga sia un’antica disciplina fisica, mentale e spirituale ramificata in numerose varianti, l’origine del termine Yoga mindfulness è invece molto recente e coincide con l’inclusione di alcune asana (posizioni) Yoga all’interno della pratica della mindfulness così come viene insegnata in occidente soprattutto con finalità mediche a partire dal lavoro pionieristico di Jon Kabat-Zinn negli anni ’70.

Spagnulo, spiegandoci il rapporto tra Yoga e Mindfulness, afferma che nella pratica dello yoga mindfulness, o mindfulness yoga, si rivolge l’attenzione alle sensazioni del corpo durante l’esecuzione delle stesse asana, unendo alla pratica della mindfulness una benefica attivazione fisica.

Lo Yoga Mindfulness è assimilabile a tutte le altre pratiche meditative.

Ciò che distingue le diverse meditazioni è fondamentalmente l’oggetto principale di attenzione. Se nella meditazione del respiro, nella meditazione del corpo, in quella dei suoni, dei pensieri e la camminata, gli oggetti sono rispettivamente il respiro, il corpo, i suoni, i pensieri e l’atto del camminare, nello Yoga mindfulness l’oggetto principale di attenzione è l’esecuzione delle posizioni yoga.

Nella pratica della Mindfulness, infatti, qualsiasi evento percepibile può essere oggetto di attenzione e dunque non sorprende che anche le posizioni yoga possano assumere il ruolo di oggetto di focalizzazione dell’attenzione.

Nello Yoga mindfulness, le deviazioni dell’attenzione sono accolte e riconosciute, per portare nuovamente l’attenzione alla posizione che si sta tenendo.

La sequenza di focalizzazione, divagazione e rifocalizzazione è lo specifico “allenamento” della mindfulness che promuove la consapevolezza e la percezione dalla propria attività mentale in quanto tale.

Proprio in virtù dell’impegno fisico anche molto intenso, consente di esplorare e superare i supposti limiti di resistenza. Jon Kabat-Zinn ha coniato il termine working the edge che può essere tradotto come lavorare sui limiti.

La consapevolezza del divario tra limiti supposti dalla mente, e la possibilità di superarli diventa una occasione per sperimentare la possibilità di superare supposti limiti anche in aree di sofferenza emotiva.

Pertanto, la possibilità di superare la fatica di tenere una posizione può insegnare che è possibile superare l’idea che una certa emozione sia intollerabile.

È il caso, ad esempio, della possibilità di superare alcune paure “intollerabili”, o la tendenza percepita come “incoercibile” a cadere in alcuni comportamenti negativi o distruttivi.

Da questo punto di vista lo Yoga mindfulness ha uno straordinario ruolo terapeutico in molti disturbi e problemi emotivi, dai problemi di ansia ed insicurezza (con pensieri che io, che scrivo in questo blog, ho spesso nella mia testa, tipo “non sono capace di far questo o quello”; “rimando sempre di fare quel che vorrei”), alle compulsioni e a molte dipendenze.

 

In un estratto (liberamente scaricabile dal sito del Gruppo Editoriale Macro) del libro “Il Programma Mindfulness”, oltre ad alcune utili nozioni riguardanti la Mindfulness in generale, puoi trovare una buona descrizione della pratica di Mindfulness Yoga.

Gli autori di questo interessante manuale sono:

Bob Stahl è fondatore e direttore di programmi di riduzione dello stress in base alla Mindfulness (MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction Programs) presso tre Scuole di Medicina della Bay Area di San Francisco. Ha conseguito l’abilitazione in qualità di insegnante di MBSR presso il Medical Center dell’Università del Massachusetts.

Elisha Goldstein è psicologo clinico e co-fondatore del Mindfulness Center for Psychotherapy and Psychiatry. Insegna MBSR e terapia cognitiva basata sulla Mindfulness (MBTC-Mindfulness Based cognitive Therapy) nell’area occidentale di Los Angeles.

 

Scarica l’estratto del Manuale

 

Ricorda sempre che lo Yoga non è una disciplina da praticare con “maestri improvvisati” (e bada bene, io non sono assolutamente un vero conoscitore dello Yoga). E’ assolutamente imprudente praticare lo Yoga da “autodidatti” e soprattutto bisogna sempre rispettare una rigorosa gradualità.

Solo per avere una certa idea, di seguito ti propongo alcuni video, presenti su YouTube, realizzati da Claudia Porta, blogger ed insegnate di Hata Yoga.

Claudia_Porta

 

Ricorda che lo yoga mindfulness mira a portare la consapevolezza sul respiro, il movimento, sulla postura, sui pensieri e sulle emozioni durante la stessa pratica.

Se non si è già abituati a praticare regolarmente qualche esercizio ginnico, o se non si è molto “elastici”, si raccomanda di cominciare con una pratica di breve durata (non più di 15 minuti) per poi aumentare gradualmente in seguito. Si devono sempre ascoltare i “saggi consigli del vostro corpo”.

Ricorda anche che, le deviazioni dell’attenzione sono accolte e riconosciute, per portare nuovamente l’attenzione alla posizione che si sta tenendo.

La sequenza di focalizzazione, divagazione e rifocalizzazione è lo specifico “allenamento” della mindfulness che promuove la consapevolezza e la percezione dalla propria attività mentale in quanto tale.

Potrai, anche, lavorare sui tuoi “limiti”, acquisendo consapevolezza del divario tra gli stessi limiti supposti dalla mente e la possibilità di superarli anche in aree di sofferenza emotiva.

 

Il primo video descrive alcune delle posizioni base dell’hatha yoga che si possono praticare tranquillamente a casa. Puoi seguire il video per praticarle in pochi minuti durante una pausa o fermarlo, ad intervalli, per mantenerle più a lungo per una esecuzione più “intensa”.

 

Il secondo video propone una lezione completa di hatha yoga. Mezz’ora di esercizi, con rilassamento finale.

 

 

Su Palousemindfulness.com si trova il suggerimento, se la classica pratica dello Yoga risultasse troppo impegnativa o dolorosa, di preferire una opzione “più delicata ma ugualmente efficace”, praticando i “Dieci Movimenti di Consapevolezza” proposti dal maestro zen vietnamita Thich Nhat Hahn. Si tratta di una sequenza di movimenti eseguibili in circa 15 minuti, da ripetere preferibilmente due volte per ogni sessione di pratica.

Io penso che sia assolutamente più sicura la pratica di questi esercizi, soprattutto per chi non è seguito da un valido maestro di Yoga. Per questo motivo, io mi limiterò a praticare questi “movimenti di consapevolezza”, evitando di “farmi del male” con scorretti esercizi di Yoga (non posso rischiare col fisico “fragilino” che mi ritrovo).

Traendoli dal sito Essere Pace, della comunità italiana di pratica della presenza mentale secondo l’insegnamento di Thich Nhat Hanh, nel blog Zeninthecity i “Dieci Movimenti di Cosapevolezza” sono presentati, in versione pdf.

Con questi esercizi, riuscirai ugualmente a promuove la consapevolezza del tuo corpo e la percezione dalla tua attività mentale in quanto tale, riuscendo sempre a lavorare sui tuoi “limiti”.

 

Oltre alla versione “cartacea” ti propongo un video, sempre realizzato dall’autore del blog Zeninthecity e presente su YouTube, dove i 10 movimenti di consapevolezza sono presentati anche in una versione più “spiritosa e collettiva”:

 

Nel protocollo MBSR proposto su palousemindfulness.com, la pratica formale da svolgere nella terza settimane (da lunedì a sabato) è costituita, sostanzialmente, dall’alternanza di giorni in cui continuare a praticare la meditazione seduta (come nella seconda settimana) e giorni in cui praticare la Mindful-Yoga (o i dieci movimenti di consapevolezza); almeno un giorno sarà dedicato alla pratica del Body-Scan (come nella prima settimane).

Sempre con l’ausilio di un apposito modulo, per ogni giorno di pratica, annoterai le tue impressioni: come ti sei sentito, ciò che hai notato in termini di sensazioni fisiche, emozioni, pensieri, etc.
E’ importante scrivere i commenti subito, perché sarà difficile ricostruirli in seguito.

 

La pratica informale della terza settimane è dedicata alla consapevolezza dedicata ad “eventi spiacevoli”.

Proprio come abbiamo fatto per le altre settimaneprima di andare a dormire farai delle annotazioni su un altro modulo dedicato, dove scriverai, per ogni giorno:

Qual è stata l’esperienza (ad esempio un “contrattempo” o un qualsiasi problema nel lavoro o nella vita privata).

Ti sei reso conto dei sentimenti spiacevoli generati dall’evento? (si o no)

Quali sensazioni fisiche hai avvertito durante l’evento? (batticuore, ho camminato avanti-indietro)

Quali stati d’animo, sentimenti e pensieri ti sono stati suscitati dall’evento? (es. arrabbiato, frustrato, impotente; hai pensato “maledetto, mi ha proprio fregato!”).

Quali pensieri, sensazioni ed emozioni avverti ora che stai scrivendo le tue annotazioni.

 

separatore

Concludo, così, il mio articolo dedicato alla terza settimana del protocollo MBSR (“coraggio, è stata dura, ma sei sopravvissuto alla sua lettura”).

Ovviamente, altro materiale supplementare per la terza settimana del protocollo MBSR, potrà essere rilevato nel corso online, originale, Palousemindfulness.com, comprendente anche altri video dedicati allo Hata Yoga (se avrai voglia di ascoltarli in lingua inglese).

 

 

Se vuoi, lascia pure un commento (giù in basso c’è un apposito spazio) e se lo ritieni opportuno fai conoscere questo blog ad altre persone. Ad esempio puoi inviare il link per il blog Hope ad almeno tre tuoi amici, tramite una mail, oppure inserendolo in qualche piattaforma “social” (tipo Facebook o WhatsApp). Sarà bello condividere le nostre idee.

Ciao; alla prossima.

 

 

Considerato che, come tutti i blog, anche il mio è un “diario in rete”, i testi sono presenti sulla pagina web in ordine anticronologico (visualizzi prima i messaggi più recenti). Pertanto se vuoi sapere perchè esiste questo blog e conoscere la sua origine puoi leggere “L’INIZIO”.

Lascia un commento