CONSAPEVOLEZZA

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Prossimamente vorrei presentarti un articolo per fare un riepilogo di tutto quello che ho scritto, finora, in questo blog. Ho parlato di semplicità, efficienza ed efficacia, gestione del tempo, ottimismo, speranza, religione, meditazione, mindfulness, compassione ed in generale di ciò che spero possa servire a migliorare la qualità della mia (e tua) vita. Per il momento, tu puoi cercare fra i diversi articoli, che ancora non hai letto, quello che più ti può interessare.

Come ho già scritto in un precedente articolo, credo che tutto quello che puoi leggere in questo blog sia collegato da un unico filo conduttore. Questo elemento unificante é la consapevolezza. Sicuramente non sono certo io che posso insegnare qualcosa a riguardo, ma credo che gli autori e le fonti che cito nel mio blog possano aiutarci a conquistare questa meta: LA CONSAPEVOLEZZA.

In un altro articolo ho scritto, recentemente, come vorrei tanto essere capace di vivere, con piena consapevolezza, il presente: “vivere qui ed ora”. 

Non è facile, ma spero di riuscirci.

Voglio condividere con te ciò che credo sia utile per questa “impresa”. So bene che alcune cose che leggerai possono sembrare, anche, un po’ “retoriche”, “banali” o “semplicistiche”. Sono convinto che questa prima impressione possa essere smentita da un’onesta riflessione sul contenuto dell’articolo stesso che, se letto con attenzione, potendolo anche “scremare” ed adattare alla mentalità di ognuno, può diventare un valido supporto per il miglioramento della qualità della nostra vita.

Spero che tu abbia la pazienza di dedicare tutto il tempo necessario alla sua lettura. Di solito sono più breve, ma il tema di cui parlerò non è facile da “riassumere”.

Ciò che leggerai ti potrà essere molto utile (non certo per merito mio), come spero che lo sia anche per me.

 

In recenti articoli sto condividendo con te alcuni brani che ho letto nel libro di Anthony de Mello: “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”.

Leggere questo libro mi ha fatto capire che tutti gli autori e le fonti che cito nel blog si ispirano ad idee e valori molto simili: Martin Seligman, Leo Babauta, il Buddismo, la Mindfulness, l’Auto-Compassione hanno tutti qualcosa in comune.

Nel “sottotitolo” sotto l’intestazione principale dello stesso blog, puoi leggere la frase: “scopri l’abitudine della semplicità, dell’efficienza, dell’ottimismo e dell’assertività”. Questo blog è sostanzialmente dedicato a tutto ciò che può essere utile (o che, almeno, spero possa esserlo) per la propria crescita personale, il rafforzamento dell’ottimismo ed il miglioramento della qualità della propria vita.

Nel “cammino” che sto condividendo con te, penso che il principale filo conduttore di tutto il “discorso” sia rappresentato dal desiderio di conquistare una matura “consapevolezza” in tutti gli aspetti della vita.

Il pensiero di de Mello contiene un’energia “unificante”, comprendendo religione, filosofia e psicologia. Egli parla di “cosapevolezza” legandola strettamente con tutto ciò che concretamente costituisce la nostra vita.

La “consapevolezza” non è un principio astratto, ma il pilastro concreto della nostra quotidianità. La spiritualità di cui parla de Mello (ma non solo lui) si fonda sulla “consapevolezza” con cui tutti possiamo vivere la nostra vita. Possiamo svegliarci! Possiamo riuscire a vivere “qui ed ora”.

Non voglio cadere in eccesso di “misticismo”. Tutto sommato, nel mio blog, presento anche le idee di Seligman o Babauta, che sono significativamente “pragmatiche” ed utili per la concreta vita quotidiana. Tuttavia, penso che anche queste idee trovino profonda valorizzazione da principi più profondi e, perché no, “spirituali”. Mettere in discussione le nostre “credenze” (come ci invita a fare Seligman) o cercare di semplificare” la nostra vita (come consiglia Babauta) ha senso solo se riusciamo ad essere realmente consapevoli di noi stessi e di tutto ciò che accade e ci circonda.

La consapevolezza di cui parla de Mello significa prima di tutto distinguere il proprio “io” dal “me”.

Il proprio “io” è ciò che prescinde dalle etichette che appartengono al “me”. Se io cambio lavoro, la mia intima identità non cambia. Se posso essere amato da qualcuno ed odiato da altri, questi sentimenti rivolti al mio “me” non cambiano l’integrità del mio “io”.

Nel “me” sono contenute tutte le etichette che la società e noi stessi costruiamo.

E la cosa terribile è che costruiamo etichette non solo per il proprio “me” ma per tutto ciò con cui interagiamo. Guardiamo il mondo tramite le etichette.

Anthony de Mello ci invita a svegliarci e ad acquisire piena consapevolezza della realtà. Questo risveglio, sostanzialmente, si correla fortemente alla pratica della Mindfulness.

Ora voglio condividere, ancora, qualcosa tratto dal libro di de Mello che sto leggendo (“Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”), dove si approfondiscono ulteriormente questi temi.

Ti invito a leggere con molta calma ed attenzione:

“Un concetto è qualcosa che posso applicare a un certo numero di individui. I concetti sono  universali. Per esempio, la parola “foglia” potrebbe essere attribuita a ogni singola foglia di un albero, ma la stessa parola si applica anche a tutte quelle foglie individualmente. Inoltre, la stessa parola è pertinente per tutte le foglie di tutti gli alberi, che siano grandi, piccole, morbide, secche, gialle, verdi, o di un banano. Quindi, se io vi dicessi che stamattina ho visto una foglia, in realtà non avreste idea di cosa abbia visto. In effetti, avete idea di ciò che non ho visto. Non ho visto un animale. Non ho visto un cane. Non ho visto un essere umano. Non ho visto una scarpa. Dunque avete una vaga idea di ciò che ho visto, ma non è particolareggiata, non è concreta. Dunque, il concetto indica, ma non è mai completamente preciso; manca di unicità, di concretezza. Il concetto è universale. Quando definisco una persona come una donna, è vero; ma in quella persona ci sono un sacco di cose che non rientrano nel concetto “donna”. Lei sarà sempre questa donna particolare, concreta e unica, che può solo essere conosciuta attraverso l’esperienza, non concettualizzata. La persona concreta la devo vedere io stesso, la devo conoscere io stesso, la devo intuire io stesso. L’individuo può essere intuito, non concettualizzato. La persona è oltre la mente razionale. Molti di voi andrebbero probabilmente orgogliosi di essere definiti americani, così come molti indiani sarebbero orgogliosi di essere chiamati indiani. Ma cos’è “americano”, cos’è “indiano”? Si tratta di una convenzione: non è parte della vostra natura. Tutto ciò che abbiamo è un’etichetta: in realtà non si conosce la persona. Il concetto omette o perde sempre qualcosa di estremamente importante, qualcosa di prezioso che si trova solo nella realtà, e cioè l’unica concreta. É bene che esistano delle somiglianze, in modo che possiamo astrarre, costruire un concetto. É di grande aiuto, dal punto di vista della comunicazione, dell’insegnamento, della scienza. Ma induce anche in errore e costituisce un grande ostacolo alla possibilità di vedere questo particolare individuo. Se quello che vedete è solo il concetto, non state vivendo la realtà, perché la realtà è concreta. ll concetto è un aiuto per condurre alla realtà, ma una volta che ci si è arrivati bisogna intuirla o viverla direttamente. Una seconda caratteristica del concetto è la staticità, mentre la realtà fluisce. Usiamo un solo nome per definire le Cascate del Niagara, ma l’acqua che cade cambia continuamente. Esiste la parola “fiume”, ma l’acqua scorre senza tregua. Esiste una parola per definire il “corpo”, ma le cellule del corpo si rinnovano continuamente. É come se, per darvi l’idea dello scorrere di un fiume, ne catturassi l’acqua in un secchio. Nell’attimo in cui la metto nel secchio smette di scorrere. Nel momento in cui si rinchiudono le cose in un concetto, smettono di fluire. Diventano statiche, morte.  La realtà è un tutto e noi la tagliamo a pezzi per fare dei concetti e usiamo le parole per indicare le diverse parti. Le parole non rispecchiano la realtà: possono solo accennare, indicare. Si usano come degli indicatori per arrivare alla realtà. Ma una volta che la si sia raggiunta, i concetti diventano inutili. Per conoscere la realtà bisogna conoscere oltre la conoscenza. Mettiamo che un giorno io stia guardando un albero. Fino a questo momento, tutte le volte che vedevo un albero dicevo: «Be’, è un albero» ma oggi, mentre guarda l’albero, non vedo un albero, non un albero, o almeno non vedo quel che sono abituato a vedere. Vedo qualcosa con la freschezza di un bambino. Non ho parole per esprimerlo. Vedo qualcosa di unico, intero, fluente, non frammentato. E sono colto dallo stupore. Se mi chiedeste: «Che cosa hai visto?», quale risposta pensate potrei darvi? Non ho parole per esprimerlo. Non ci sono parole che possano esprimere la realtà, perché nell’attimo stesso in cui attribuisco un nome a ciò che ho visto, si torna ai concetti. E se non posso esprimere la realtà che è percepibile con i miei sensi, come si può imprimere ciò che non è visibile all’occhio e percepibile all’orecchio? Come si può trovare una parola che esprima la realtà di Dio? State iniziando a capire ciò che dicevano Tommaso d’Aquino, Agostino e tutti gli altri e ciò che insegna costantemente la Chiesa dicendo che Dio è mistero, incomprensibile alla mente umana? Le parole sono indicatori, non descrizioni. Purtroppo, la gente cade nell’idolatria perché pensa che, quando si parla di Dio, la parola corrisponda alla cosa. Come si può essere tanto pazzi? Si può essere più pazzi di così? Persino quando si tratta di esseri umani, o di alberi e foglie e animali, la parola non corrisponde alla cosa. E si potrebbe forse dire che, riguardo a Dio, la parola è una cosa? Cosa state dicendo? Dove voglio arrivare? Alla consapevolezza della realtà che vi circonda. Consapevolezza significa guardare, osservare quel che si svolge dentro e intorno a voi. “Svolgersi” è l’espressione giusta: gli alberi, l’erba, i fiori, gli animali, le pietre, tutta la realtà si muove. La si osserva, la si guarda. Per l’essere umano è davvero essenziale non solo osservare se stesso, ma anche tutta la realtà circostante. Siete prigionieri dei vostri concetti? Volete scappare dalla vostra prigione? Allora guardate, osservate, trascorrete ore a osservare. A guardare cosa? Qualsiasi cosa. Il viso delle persone, la forma degli alberi, un uccello in volo, un mucchio di pietre, l’erba che cresce. Entrate in contatto con le cose, guardatele. Forse riuscirete così a uscire da quei rigidi schemi che tutti noi abbiamo creato, da tutto ciò che i nostri pensieri e le nostre parole ci hanno imposto. Forse – speriamo – riusciremo a capire. Capire cosa? Questa cosa che abbiamo deciso di chiamare realtà, tutto ciò che va oltre le parole e i concetti. É un esercizio spirituale – connesso alla spiritualità – connesso alla liberazione dalla vostra gabbia, dalla prigione dei concetti e delle parole. Che tristezza, vivere tutta la vita senza riuscire a vederla con gli occhi di un bambino! Ciò non significa che dovreste perdere del tutto i vostri concetti: sono molto preziosi. Anche se iniziamo senza di essi, i concetti hanno una funzione molto positiva. Grazie a essi sviluppiamo la nostra intelligenza. Siamo invitati non a diventare bambini, ma a diventare come bambini. Quando iniziamo, nella vita, guardiamo la realtà con stupore, ma non è lo stupore intelligente dei mistici: è lo stupore senza forma del bambino. Poi lo stupore muore e viene sostituito dalla noia, man mano che sviluppiamo il linguaggio, le parole e i concetti. Poi, forse, se siamo fortunati, torneremo di nuovo allo stupore”.

 

Trovo che le parole di Anthony de Mello siano stupende! Spero che siano state interessanti anche per te.

 

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Ciao; alla prossima.

 

Considerato che, come tutti i blog, anche il mio è un “diario in rete”, i testi sono presenti sulla pagina web in ordine anticronologico (visualizzi prima i messaggi più recenti). Pertanto se vuoi sapere perchè esiste questo blog e conoscere la sua origine puoi leggere “L’INIZIO”.

 

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